Di Luca Spuntoni
1. La cometa 169P/NEAT: cometa e Near-Earth Object
La cometa periodica 169P/NEAT sta attraversando nel 2026 una fase osservativa particolarmente interessante. La sua orbita la conduce nelle regioni interne del Sistema Solare e, l’11 agosto 2026, a una distanza relativamente ridotta dalla Terra. Le osservazioni astrometriche effettuate dagli osservatori terrestri, integrate con quelle provenienti da numerose stazioni internazionali, contribuiscono al continuo affinamento della sua orbita.
Tra queste osservazioni rientrano quelle dell’ASTRIS Cervara Osservatorio Astronomico Claudio Del Sole – codice MPC S06, che assume in questa campagna un ruolo particolarmente rilevante, affiancato dall’Osservatorio Astronomico NS di Tivoli Terme – MPC S04. La circolare MPEC 2026-P55, pubblicata dal Minor Planet Center il 7 agosto 2026, raccoglie osservazioni e aggiornamenti orbitali di numerose comete e oggetti con attività cometaria e identifica esplicitamente entrambe le stazioni.
L’immagine di copertina sintetizza il significato scientifico della campagna: 169P/NEAT in avvicinamento alla Terra, con la posizione dell’osservatorio ASTRIS Cervara evidenziata sull’Italia centrale e la data del passaggio ravvicinato, 11 agosto 2026.
169P/NEAT è innanzitutto una cometa, cioè un piccolo corpo del Sistema Solare costituito da materiale roccioso, polveri e componenti volatili. Quando una cometa si avvicina al Sole, l’aumento della temperatura provoca la sublimazione dei ghiacci e la liberazione di gas e polveri. Si forma così una chioma, che avvolge il nucleo, e possono svilupparsi una o più code. La coda di ioni viene governata soprattutto dall’interazione del gas ionizzato con il vento solare e tende quindi a disporsi in direzione antisolare; la coda di polveri, costituita da particelle più massive, conserva invece maggiormente la memoria dinamica della traiettoria cometaria.
169P/NEAT appartiene anche alla famiglia dei Near-Earth Objects, NEO, termine con cui si indicano piccoli corpi la cui orbita entra nella regione prossima all’orbita terrestre. Nel caso specifico è più precisamente una Near-Earth Comet, perché il suo perielio è molto interno al limite convenzionalmente utilizzato per classificare i NEO: JPL Horizons fornisce infatti per 169P/NEAT una distanza al perielio (q) di circa 0,60565 UA, un’eccentricità di 0,76740 e un semiasse maggiore di 2,60379 UA. Il periodo orbitale risulta di circa 4,202 anni.
Il fatto che una cometa sia classificata NEO non significa che sia in rotta di collisione con la Terra. Significa invece che la geometria della sua orbita merita un monitoraggio accurato, soprattutto nei periodi di maggiore vicinanza.
In questo processo è centrale il Minor Planet Center, MPC, organismo che opera nell’ambito dell’International Astronomical Union, IAU. Le Minor Planet Electronic Circulars raccolgono e distribuiscono osservazioni, orbite e comunicazioni relative a piccoli corpi e comete; la stessa MPEC 2026-P55 specifica che tali circolari sono pubblicate dal Minor Planet Center per conto della Division F dell’IAU.
Il ruolo degli osservatori è quindi fondamentale: ogni posizione astrometrica accuratamente misurata costituisce un nuovo vincolo sull’orbita. Più ampia è la distribuzione temporale e geografica delle misure, più robusta diventa la soluzione orbitale. In questa campagna va evidenziato il contributo di ASTRIS Cervara OACDS S06. Nella sezione della MPEC dedicata a 169P sono presenti misure provenienti da S06, comprese osservazioni del 5 luglio e del 19 luglio 2026. La circolare mostra una sequenza di posizioni per 169P provenienti da Cervara integrate nel grande insieme internazionale di dati utilizzati dal MPC.
2. – Il moto di 169P/NEAT osservato da ASTRIS Cervara S06
Il video rappresenta il risultato di circa un’ora di osservazioni effettuate da Cervara di Roma, successivamente elaborate in modo da rendere immediatamente percepibile il moto della cometa rispetto al campo stellare.
La sequenza non deve essere interpretata come un normale filmato in tempo reale. È piuttosto una rappresentazione accelerata di immagini astronomiche successive: le stelle definiscono il sistema di riferimento mentre la cometa si sposta nettamente tra un’esposizione e la successiva.
Nella schermata compaiono alcuni parametri osservativi particolarmente significativi. La sequenza è riferita alla notte del 19 luglio 2026 e identifica esplicitamente l’oggetto come 169P e la stazione come S06. Nel tratto rappresentato il moto apparente indicato è di circa 3,4 primi d’arco al minuto, con un angolo di posizione prossimo a 307°. Si tratta di un moto molto rapido rispetto a quello di un tipico asteroide della fascia principale e costituisce un chiaro indicatore della combinazione tra distanza relativamente ridotta e geometria del passaggio.
Nello stesso fotogramma vengono riportati, indicativamente, una distanza dalla Terra di circa 0,305 UA, una distanza eliocentrica di circa 1,244 UA, un’elongazione solare di circa 132,8° e un angolo di fase di circa 36,9°. La cometa si trovava quindi in una geometria particolarmente favorevole per misure astrometriche.
La lunga ripresa è servita non solo alla visualizzazione del movimento, ma soprattutto alla produzione di immagini scientificamente utilizzabili. Da due notti di osservazione sono stati selezionati i fotogrammi con qualità astrometrica adeguata, misurate le coordinate della cometa e preparate le osservazioni per l’invio al Minor Planet Center. La MPEC P55 conferma l’inclusione delle misure S06 nell’insieme osservativo ufficiale di 169P.
Questo è il punto scientificamente più importante: una misura astrometrica non serve semplicemente a dire dove si trova la cometa. Serve a determinare quanto la posizione osservata differisca da quella prevista e, insieme alle osservazioni effettuate in altre epoche, a migliorare la conoscenza dei parametri orbitali.
Per 169P/NEAT la soluzione JPL utilizzata nel file Horizons è la JPL #156, costruita su un arco osservativo molto lungo, dal 7 marzo 1989 al 6 agosto 2026. Nel momento in cui il file è stato generato, la soluzione si basava su 2234 osservazioni. Le osservazioni recenti di S06 si inseriscono dunque non come elemento isolato, ma come nuovi punti all’estremità più recente di un arco astrometrico di oltre trent’anni. È proprio questa continuità che consente di affinare progressivamente la previsione del passaggio ravvicinato.

3. – Parametri fisici e fotometrici: che cosa ci dice la luminosità di 169P
La terza immagine si concentra sulla natura cometaria dell’oggetto. Il nucleo è rappresentato immerso nella chioma, con una coda di polveri più ampia e una coda di ioni più stretta orientata in senso antisolare.
È importante distinguere ciò che è illustrativo da ciò che è effettivamente determinato dai dati. Nel file JPL utilizzato non è disponibile una misura del raggio del nucleo né un parametro gravitazionale individuale della cometa. Sono invece riportati due parametri fotometrici utilizzabili nel modello della luminosità: M1 = 17,3 e k1 = 4,5.
M1, nella formulazione fotometrica cometaria, rappresenta il parametro di riferimento della magnitudine totale della cometa, cioè della luce integrata proveniente dal sistema nucleo-chioma secondo il modello adottato. Non va quindi interpretato come la magnitudine di un nucleo solido isolato.
k1 descrive invece quanto rapidamente cambia la luminosità totale in funzione della distanza eliocentrica. Il valore 4,5 esprime la sensibilità della brillantezza all’avvicinamento al Sole nel modello utilizzato da JPL. In termini fisici, la crescita di luminosità di una cometa non dipende soltanto dall’illuminazione solare, ma anche dall’attivazione dei materiali volatili, dall’aumento della produzione di gas e polveri e dall’estensione della chioma.
L’immagine mostra correttamente anche la diversa origine delle due code. La coda di ioni, costituita da gas ionizzato, è legata all’interazione con il vento solare e tende ad allontanarsi dal Sole. La coda di polveri è invece influenzata dalla pressione di radiazione e dalla dinamica orbitale delle particelle espulse e può assumere una forma curva, più vicina alla proiezione della traiettoria. Il valore scientifico dell’immagine consiste quindi nel collegare un aspetto spettacolare — la struttura di una cometa — con quantità misurabili e con un modello fotometrico.

4. – Parametri orbitali e geometria del passaggio
La quarta immagine entra nel cuore della dinamica orbitale di 169P/NEAT.
La sua orbita è fortemente ellittica. I dati Horizons utilizzati per l’elaborazione forniscono:
- eccentricità (e = 0,767396);
- perielio (q = 0,605652) UA;
- semiasse maggiore (a = 2,603794) UA;
- afelio (Q = 4,601935) UA;
- inclinazione orbitale (i = 11,29899°);
- longitudine del nodo ascendente (\Omega = 176,12303°);
- argomento del perielio (\omega = 218,00615°);
- periodo orbitale (P = 4,20163) anni;
- MOID terrestre = 0,142845 UA.
L’eccentricità esprime quanto l’orbita si discosta da una circonferenza. Un valore di circa 0,77 indica un’ellisse molto pronunciata.
Il perielio, indicato con (q), è il punto più vicino al Sole; l’afelio, (Q), è quello più lontano. 169P si sposta quindi da circa 0,61 a circa 4,60 UA dal Sole durante ogni rivoluzione.
L’inclinazione, pari a circa 11,3°, rappresenta l’angolo tra il piano orbitale della cometa e il piano dell’eclittica, sul quale giace approssimativamente l’orbita terrestre.
La MOID, Minimum Orbit Intersection Distance o distanza minima tra le due orbite, è invece un concetto spesso frainteso. Il valore di 0,142845 UA non rappresenta necessariamente la distanza effettiva raggiunta in uno specifico incontro: misura la minima separazione geometrica possibile tra le due orbite osculatrici considerate come curve nello spazio. Il passaggio del 2026 avviene a una distanza leggermente maggiore, circa 0,167 UA.

5. – Il close pass dell’11 agosto 2026
La quinta immagine rappresenta la geometria del fenomeno più immediatamente comprensibile: il passaggio ravvicinato tra 169P/NEAT e la Terra.
La rappresentazione mostra l’orbita terrestre in blu e quella della cometa in arancione, con il Sole al centro. Nel punto di massimo avvicinamento la cometa viene raffigurata con una coda di polveri associata alla traiettoria e una coda ionica orientata in senso opposto al Sole.
Per determinare con maggiore precisione l’istante del minimo sono stati analizzati i valori Horizons a intervalli di un minuto. Tra le 17:31 e le 17:32 UT il parametro deldot, cioè la velocità radiale relativa osservatore-cometa, cambia segno: passa da −0,0002136 km/s a +0,0017528 km/s. Contemporaneamente la distanza scende fino a circa 0,1671420089 UA e ricomincia poi a crescere.
Interpolando il passaggio per deldot = 0, il minimo risulta circa 6,5 secondi dopo le 17:31.
Istante calcolato del passaggio minimo
11 agosto 2026 – 17:31:07 UT
La distanza corrispondente è circa:
0,167142009 UA, pari a circa 25,0 milioni di km, ovvero circa 65 volte la distanza media Terra-Luna.
Va precisato un dettaglio importante: l’effemeride utilizzata è stata generata con ASTRIS Cervara come sito osservativo, alle coordinate geodetiche 13,0758° E, 42,00603° N e quota circa 1,22 km. Il valore riportato è pertanto rigorosamente riferito alla geometria topocentrica della configurazione utilizzata.
Il passaggio è astronomicamente ravvicinato, ma non rappresenta un incontro pericoloso: venticinque milioni di chilometri restano una distanza enorme su scala terrestre. Ciò che rende l’evento scientificamente interessante è invece l’opportunità di osservare un oggetto NEO con elevata velocità apparente, raccogliere astrometria precisa e verificare la bontà della soluzione orbitale in una fase in cui la geometria Terra-cometa cambia rapidamente.
6. Conclusioni – Dall’immagine astronomica al dato orbitale
La campagna osservativa di 169P/NEAT mostra con particolare chiarezza come funziona oggi il monitoraggio dei piccoli corpi del Sistema Solare.
Il punto di partenza è una successione di immagini astronomiche. In esse la cometa appare come un oggetto mobile rispetto alle stelle. Da quelle immagini si ricavano coordinate celesti accurate, tempi di osservazione e, quando le condizioni lo consentono, informazioni fotometriche.
Il dato viene quindi sottoposto a controllo, selezionato e trasmesso al Minor Planet Center, dove viene integrato con misure provenienti da osservatori di tutto il mondo.
La MPEC 2026-P55 mostra concretamente questa rete internazionale: accanto a grandi survey automatiche compaiono osservatori professionali e strutture di dimensioni più contenute. Tra queste sono presenti S06 – ASTRIS Cervara Osservatorio Astronomico Claudio Del Sole e S04 – Osservatorio Astronomico Narciso Spuntoni, Tivoli Terme.
Per 169P/NEAT, S06 e S04 compaiono direttamente tra le stazioni che hanno prodotto astrometria recepita da Minor Planet Center.
Questo passaggio è essenziale: una fotografia diventa una misura astrometrica, la misura entra in una soluzione orbitale, e la soluzione orbitale permette di prevedere dove si troverà l’oggetto giorni, mesi o anni dopo.
Nel caso di 169P, questa catena conduce fino alla previsione del passaggio ravvicinato dell’11 agosto 2026 alle 17:31:07 UT.
Il risultato evidenzia anche il valore scientifico di osservatori come ASTRIS Cervara OACDS S06. La capacità di produrre misure compatibili con gli standard MPC consente a un osservatorio territoriale di partecipare allo stesso sistema internazionale di sorveglianza e determinazione orbitale utilizzato per NEO, asteroidi e comete.
169P/NEAT non è quindi soltanto una cometa da fotografare. È un corpo dinamico la cui traiettoria viene continuamente ricostruita attraverso una collaborazione internazionale fatta di telescopi, immagini, coordinate, modelli numerici e verifiche indipendenti.
Ed è proprio in questo passaggio — dalla luce registrata dal telescopio alla conoscenza dell’orbita — che risiede il significato scientifico più profondo delle osservazioni effettuate da Cervara.
7. Ringraziamenti
Si ringraziano NASA e il Jet Propulsion Laboratory – JPL per il sistema Horizons, le effemeridi e le soluzioni orbitali utilizzate nell’elaborazione.
Si ringraziano la International Astronomical Union – IAU e il Minor Planet Center – MPC per il coordinamento internazionale, la raccolta, la verifica e la pubblicazione delle osservazioni dei piccoli corpi del Sistema Solare. Un particolare riconoscimento va alla rete di osservatori che contribuisce alla determinazione delle orbite attraverso misure astrometriche indipendenti, e in particolare ad ASTRIS Cervara OACDS S06 per le osservazioni di 169P/NEAT incluse nella MPEC 2026-P55, e OANS Tivoli S04 quale stazione osservativa della rete.
Credits GPL-3.0 https://www.gnu.org/licenses/gpl-3.0.en.html
Immagini ed elaborazione dati; Osservatorio Astronomico S04 NS
NASA https://science.nasa.gov/mission/hubble/science/explore-the-night-sky/hubble-messier-catalog/messier-67/
Siril
Svenesis-Siril-Scripts project, Cosmic depth 3D Python script for Siril Herzsprung Russell Diagram 1.4.4 Python Script for Siril



