M67, la bellezza di un ammasso di stelle

Di Luca Spuntoni

Nel cielo della costellazione del Cancro si trova uno degli oggetti più affascinanti e scientificamente importanti del cielo profondo: l’ammasso stellare M67. A prima vista può apparire come una semplice concentrazione di stelle, ma osservandolo con attenzione si rivela un vero laboratorio naturale per lo studio dell’evoluzione stellare.

Gli ammassi di stelle sono gruppi di astri legati tra loro dalla gravità e nati dalla stessa nube di gas e polveri. Questo significa che le stelle che li compongono condividono la stessa età e una composizione chimica simile, rendendoli strumenti fondamentali per comprendere come nascono e si evolvono le stelle. Esistono due principali tipologie di ammassi: gli ammassi aperti, più giovani, meno densi e situati nel disco della nostra galassia, e gli ammassi globulari, molto più antichi, compatti e distribuiti nell’alone galattico.

M67 appartiene alla classe degli ammassi aperti, ma rappresenta un caso del tutto particolare. Si tratta infatti di uno degli ammassi aperti più antichi conosciuti, con un’età stimata di circa quattro miliardi di anni, paragonabile a quella del nostro Sole. Questa caratteristica lo rende estremamente prezioso perché permette di osservare stelle che si trovano in fasi evolutive simili a quelle della nostra stella. Situato a circa duemilaseicento anni luce dalla Terra, M67 si trova relativamente vicino al piano della Via Lattea ma in una regione in cui le perturbazioni gravitazionali sono meno intense, condizione che ne ha favorito la sopravvivenza per un tempo insolitamente lungo per un ammasso aperto. Le immagini mostrano una struttura ricca e complessa, con una forte concentrazione centrale di stelle e una distribuzione più rarefatta verso l’esterno, segno dell’azione continua delle interazioni gravitazionali tra le stelle e con il campo galattico.

All’interno di M67 si osserva una straordinaria varietà di popolazioni stellari. Sono presenti numerose stelle simili al Sole, che rendono questo ammasso un punto di riferimento per lo studio della nostra stella. Accanto a queste si trovano giganti rosse, stelle evolute che hanno esaurito l’idrogeno nel nucleo, e nane bianche, residui finali di stelle di massa simile al Sole. Non mancano sistemi binari e stelle variabili, la cui osservazione permette di ottenere informazioni fondamentali su massa, luminosità e struttura interna.

Particolarmente interessanti sono le cosiddette Blue Stragglers, stelle anomale che appaiono più giovani e più calde rispetto alle altre dell’ammasso. La loro presenza è probabilmente legata a fenomeni di fusione o interazione tra stelle, e rappresenta ancora oggi un campo di ricerca attivo. In M67 sono state identificate anche diverse stelle variabili, alcune delle quali utilizzate come indicatori per studiare le proprietà dinamiche dell’ammasso.

Lo studio degli ammassi stellari come M67 è fondamentale per l’astronomia moderna. Essi rappresentano veri e propri laboratori naturali nei quali è possibile verificare i modelli teorici di evoluzione stellare. Conoscere l’età, la composizione e la distribuzione delle stelle consente di ricostruire la storia della nostra galassia e di comprendere meglio i processi che regolano la formazione stellare.

In questo contesto, il contributo degli osservatori non professionisti è di grande importanza. Le osservazioni fotometriche e astrometriche effettuate con strumenti amatoriali permettono di monitorare nel tempo le stelle variabili, migliorare i dati disponibili e contribuire attivamente alla ricerca scientifica. La collaborazione tra astronomi professionisti e astrofili rappresenta un esempio concreto di scienza partecipata che arricchisce le conoscenze e amplia le possibilità di scoperta.

M67 non è soltanto un ammasso di stelle, ma una finestra sul passato della nostra galassia e sul futuro del Sole. Osservarlo significa immergersi in una popolazione stellare antica, stabile e ricca di storie cosmiche, dove ogni stella racconta una fase diversa dell’evoluzione dell’universo.

LS Associazione Astris Astronomia

Video_1: Il video propone una ricostruzione tridimensionale del campo di M67 ottenuta associando alla posizione delle stelle nell’immagine una stima della loro distanza lungo la linea di vista. Il piano fotografico viene mostrato come una superficie verticale, mentre segmenti orizzontali collegano le stelle identificate alle rispettive posizioni nel volume ricostruito. La scala delle distanze è rappresentata in forma logaritmica: questa scelta consente di visualizzare nello stesso spazio sia gli oggetti relativamente vicini sia quelli più lontani, ma comprime fortemente le separazioni reali. La sequenza mette quindi in evidenza che una fotografia astronomica è una proiezione bidimensionale di sorgenti collocate a distanze differenti e che non tutte le stelle visibili nello stesso campo appartengono fisicamente all’ammasso. La concentrazione di oggetti a distanze compatibili con M67 permette di distinguere il nucleo dell’ammasso dalle stelle di campo poste in primo piano o sullo sfondo. La ricostruzione deve essere interpretata come una visualizzazione scientifica della profondità e non come una rappresentazione geometrica in scala rigorosa, poiché le incertezze astrometriche e la trasformazione logaritmica alterano necessariamente le proporzioni lungo l’asse della distanza.

Immagini.

Fig.1: L’immagine mostra il campo stellare di M67 senza sovrapposizioni grafiche. La maggiore densità di stelle nella regione centrale rende immediatamente riconoscibile l’ammasso, mentre verso i bordi la distribuzione diventa più rarefatta e si confonde progressivamente con la popolazione stellare di campo. Sono visibili stelle con luminosità apparente molto diversa, segno della presenza contemporanea di membri dell’ammasso in differenti fasi evolutive e di sorgenti prospetticamente sovrapposte ma poste a distanze diverse. La concentrazione centrale è coerente con il lungo processo di evoluzione dinamica dell’ammasso: nel corso del tempo le interazioni gravitazionali tendono a rendere il nucleo più compatto, mentre alcune stelle vengono trasferite verso le regioni periferiche o disperse nel campo galattico. Dalla sola immagine non è tuttavia possibile stabilire con certezza l’appartenenza di ogni singola stella a M67; per questo sono necessari dati astrometrici, come moto proprio e parallasse, e informazioni fotometriche o spettroscopiche.

Fig_2: La versione annotata identifica la regione principale di M67 con il grande cerchio verde e segnala, nello stesso campo, la concentrazione stellare indicata come NGC 2678. Le etichette arancioni riportano alcune sorgenti catalogate e oggetti di particolare interesse, tra cui stelle della serie SAND, stelle variabili e candidati evolutivamente peculiari. La posizione delle sorgenti rispetto al centro dell’ammasso mostra che gli oggetti studiati non sono confinati esclusivamente nel nucleo più denso: alcuni si trovano nelle regioni esterne, dove la contaminazione da stelle di campo diventa maggiore e l’appartenenza all’ammasso deve essere verificata con criteri astrometrici. La figura è utile anche per pianificare osservazioni fotometriche, perché consente di riconoscere la distribuzione spaziale dei bersagli e di selezionare stelle di confronto presenti nello stesso campo. Le annotazioni rappresentano identificazioni catalografiche e posizioni proiettate sul cielo; non implicano, da sole, che tutti gli oggetti indicati condividano la stessa distanza o siano membri dinamici certi di M67.

Fig_3: Il diagramma di Hertzsprung–Russell rappresenta le stelle mediante l’indice di colore sull’asse orizzontale e la magnitudine assoluta sull’asse verticale, con gli oggetti più luminosi collocati in alto. La distribuzione principale delle stelle forma la sequenza evolutiva dell’ammasso: nella zona centrale è riconoscibile la sequenza principale, mentre il punto in cui essa devia verso colori più rossi e luminosità maggiori corrisponde al turn-off, cioè alla regione in cui le stelle più massicce ancora presenti stanno esaurendo l’idrogeno nel nucleo. Il ramo che sale verso destra raccoglie stelle subgiganti e giganti rosse. Gli oggetti che si trovano più blu e più luminosi rispetto al turn-off costituiscono possibili Blue Stragglers, mentre le sorgenti più deboli e disperse possono comprendere stelle di campo, binarie non risolte o misure con incertezze maggiori. Le linee denominate Main Sequence, Red Giants, Supergiants e White Dwarfs sono riferimenti schematici per orientare la lettura e non sostituiscono un’isocrona teorica calcolata per età, metallicità ed estinzione specifiche di M67.

Fig_4: Il diagramma annotato sovrappone alle stelle di M67 alcune regioni di interesse per lo studio delle variabili e delle popolazioni anomale. La zona azzurra in alto a sinistra individua il dominio dei Blue Stragglers, stelle più calde e luminose rispetto al turn-off dell’ammasso; l’oggetto indicato come C021 ricade in questa regione. La fascia gialla segnala l’area in cui possono trovarsi variabili pulsanti di tipo δ Scuti e γ Doradus, mentre la regione verde comprende una parte della sequenza principale e del turn-off particolarmente ricca di sistemi binari e di possibili variabili a eclisse. La zona rossastra in alto a destra comprende il ramo delle giganti rosse e il dominio in cui sono attese variabili semiregolari o a lungo periodo. Le etichette C018, C020, C022, C029, C060, C068, C076 e C077 evidenziano sorgenti selezionate per l’analisi. La collocazione in una determinata area del diagramma costituisce un criterio di selezione scientifica, ma non è sufficiente da sola per assegnare una classificazione definitiva: occorrono curve di luce, periodicità, ampiezze, colori affidabili ed eventualmente dati spettroscopici. La sovrapposizione tra alcune regioni mostra inoltre che differenti meccanismi di variabilità possono occupare zone fotometriche simili.

Credits GPL-3.0 https://www.gnu.org/licenses/gpl-3.0.en.html

Immagini ed elaborazione dati; Osservatorio Astronomico S04 NS

NASA https://science.nasa.gov/mission/hubble/science/explore-the-night-sky/hubble-messier-catalog/messier-67/

Siril

Svenesis-Siril-Scripts project, Cosmic depth 3D Python script for Siril Herzsprung Russell Diagram 1.4.4 Python Script for Siril

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